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21
gen

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"La decisione dei lavoratori dell'Ispra di scendere dal tetto dopo due mesi di mobilitazione e' certamente  una buona notizia, ma l'accordo raggiunto e' solo l'inizio di un  percorso. Ribadiamo la necessita' di operare attivamente per la  valorizzazione piena dell'agenzia, un fiore all'occhiello del
sistema ambientale e della ricerca nel nostro Paese".

Lo  dichiarano i parlamentari del Pd Raffaella Mariani, Marianna  Madia, Manuela Ghizzoni e Cesare Damiano.

"Le risorse umane e il ruolo dell'Ispra - spiegano i  parlamentari del Pd - servono a utilizzare al meglio conoscenze e  capacita' di controllo e di valutazione, in un settore tanto  delicato per la tutela e la qualita' della vita dei cittadini e  del nostro sistema ambientale". Nella fase nuova che si sta  aprendo, "questo ruolo non puo' essere ignorato da un governo che  intenda prestare vera attenzione alle tematiche ambientali", dicono i democratici. "Continueremo a vigilare per una piena e  soddisfacente applicazione dell'accordo, e perche' questo sia  seguito da una reale valorizzazione dell'istituto e delle sue  professionalita'".

Per i parlamentari del Pd "resta intatta la preoccupazione per  la politica del governo, che, colpevolmente, riduce le risorse in  favore della ricerca pubblica, scelta che si dimostra ancora piu' grave, data una congiuntura economica che richiederebbe invece ogni sforzo possibile e massicci investimenti per l'innovazione e per la societa' della conoscenza."


14
gen

inviato da Marianna Madia

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 Presentiamo un question time al governo, a prima firma di Ermete Realacci, sul ritorno del nucleare in Italia.

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27
gen

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"I walked away from Kyoto because it would damage America's economy, you bet. It would have destroyed our economy. It was a lousy deal for the American economy." Così Bush nel 2005 quando stava per proporre la sua ricetta per andare oltre Kyoto. Ma I «cieli puliti» dell’amministrazione repubblicana si rivelarono una promessa mancata, e non si è registrata una vera inversione di tendenza sulle emissioni nocive. L’approccio di Bush era radicale e brutale: le politiche ambientali sono un freno per l’economia e quindi per lo sviluppo. E senza (tanto) sviluppo, sosteneva Bush, non ci può essere l’innovazione che serve per ridurre l’impatto ambientale dell’economia industriale. Un modo, questo, per non prendere alcuna decisione e non prospettare alcun investimento. Con Obama c’è un cambio di paradigma. Partito da una situazione economica più difficile di quella del suo predecessore, il nuovo presidente decide di puntare gran parte della nuova politica economica statunitense sull’ambiente: investirà 150 miliardi nelle rinnovabili puntando alla creazione di 5 milioni di posti di lavoro, intende ridurre la dipendenza dal petrolio, far immettere 1 milione di automobili ecologiche per il 2015, ridurre le emissioni nocive dell’80% per il 2050. Nel frattempo, lega gli aiuti al settore dell’auto all’adozione di nuovi e più stringenti standard ambientali e permette agli Stati di accelerare sulla riduzione di emissioni.



E’ un programma ambizioso, difficile, ma non irrealistico. Il cambio di paradigma è importante anche per noi europei. Dimostra che esiste una vera e praticabile alternativa tra chi come Bush sostiene che politiche ambientali e sviluppo siano incompatibili e chi, all’opposto, si oppone a qualsiasi forma di sviluppo attraverso un uso ideologico dell’ambientalismo. L’ambiente - insieme alla conoscenza e all’inclusione sociale - è il terreno dove il riformismo sarà messo alla prova.


30
ott

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Un mio articolo sulla questione del "pacchetto clima" e dello scontro tra Italia ed Europa pubblicato sul portale agienergia. Mi auguro che tale controversia finisca rapidamente.

2
lug

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Con Michele Meta della commissione trasporti della Camera ho presentato un'interrogazione al Governo sull'inquinamento acustico nel comune di Fiumicino causato dall'aeroporto. Vi allego il comunicato stampa e il testo dell'interrogazione

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20
mag

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Non ha ancora 28 anni, è nata a Roma, è un deputato della XVIesima legislatura. Eletta, come capolista del Partito Democratico nella Circoscrizione Lazio 1, alle scorse elezioni politiche si è contraddistinta, fin dalla campagna elettorale, per l’attenzione dedicata alle tematiche ambientali. Stiamo parlando di Marianna Maia e della sua nuova esperienza politica nelle file degli ecologisti democratici. Per conoscerla meglio e farla conoscere ai nostri associati gli abbiamo posto alcune domande.

Puoi presentarti ai nostri lettori?
”Sto terminando il mio dottorato di ricerca in economia politica presso l’Imt di Lucca, dopo essermi laureata nella stessa materia a Roma all'Università La Sapienza. La mia aspirazione personale è naturalmente continuare l’attività di ricerca in questo settore scientifico. Le mie esperienze lavorative hanno coinciso con i miei interessi: i temi dello sviluppo sostenibile, dei nuovi equilibri del welfare, della crescita della società della conoscenza. La mia alma mater è l’Arel, l’istituto di ricerca fondato da Beniamino Andreatta e diretto da Enrico Letta. Ho lavorato per Rai educational scrivendo e presentando un programma di approfondimento dedicato ai temi dell’ambiente e della sostenibilità. Sono stata eletta, insieme a tanti altri giovani, nelle liste del Pd per la Camera dei Deputati. La mia aspirazione: condurre una esperienza parlamentare totalmente fondata sui contenuti dando, per quanto mi è possibile, un contributo al benessere del mio Paese”.


Quale sono le tue idee e le tue proposte rispetto alle politiche ambientali?
”Non esiste più una ‘questione ambientale’ per la semplice ragione che non esiste nel mondo contemporaneo questione, economica e sociale, che non sia ambientale.

L’enorme crescita industriale di stati un tempo periferici, l’esplosione demografica, gli squilibri economici legati alla produzione di fonti energetiche che stanno avendo ricadute devastanti sulla produzione agricola: viviamo in un mondo sempre più piccolo e sempre più limitato nella sua capacità di sostenere l’esistenza dei suoi abitanti.

Le politiche della sostenibilità debbono perciò determinarsi in un contesto internazionale nel quale i singoli stati devono pensare oltre i propri confini e i propri immediati interessi. Un caso concreto è quello del cambiamento climatico dove sinora l’Europa ha tenuto la posizione più avanzata. L’Italia deve mettere molta attenzione e impegno nel delicato passaggio che, dal vertice mondiale sul clima tenuto a Bali lo scorso novembre, porta al vertice di Copenaghen del 2009 dove gli intenti di Bali dovranno diventare atti concreti. Sarà nostro dovere, in qualità di parlamentari di opposizione, vigilare su questo processo”.

La questione energetica è la più rilevante soprattutto di fronte a una evidente insostenibilità economica, oltre che ambientale, del petrolio come fonte energetica che sostiene il 50 per cento dell'economia mondiale. S tratta di una questione molto complessa, mutevole, che segue l’evoluzione della ricerca scientifica. Credo che l’Italia debba investire massicciamente in Ricerca e Sviluppo in questi settori, partecipando ai programmi internazionali per lo sviluppo di nuove forme di energia. Abbiamo bisogno di un piano energetico nazionale che, puntando anzitutto sull'efficienza energetica, parta da una conoscenza esatta del nostro fabbisogno e che, progressivamente, in accordo alle linee europee, trasferisca una quota maggiore di approvvigionamento energetico alle rinnovabili. Come abbiamo ribadito in campagna elettorale, non siamo pregiudizialmente contro un nucleare ‘sicuro’: va portata avanti la ricerca scientifica italiana in questo ambito al fine di conseguire quegli standard che potranno permettere una produzione di energia nucleare ‘sicura’ in Italia.

Per quanto riguarda inoltre il Ponte sullo Stretto, penso che sia una priorità per il nuovo governo più per motivi politici ed ideologici che economici. Non credo che cambierà il volto dello sviluppo economico siciliano”.


Quali credi dovrà essere il ruolo dell’associazione degli ecologisti democratici e dell’ambientalismo del fare in un panorama politico ed istituzionale che vede il Centrodestra al Governo e la scomparsa in Parlamento delle altre componenti ambientaliste?
”Le questioni ambientali sono ormai trasversali a pressoché tutte le politiche pubbliche; ne costituiscono un passaggio fondante e ne determinano la qualità: o ci si confronta con le tematiche ambientali o si va verso il baratro.

Quando nacquero forze politiche, come i Verdi, che facevano dell’ambientalismo l’essenza della propria identità politica rispondevano invece a una precisa necessità di porre nello scenario politico una questione completamente assente dalle agende dei grandi partiti di allora.

Oggi i cittadini vogliono una risposta complessiva alle proprie esigenze di sostenibilità, non un ambientalismo ‘identitario’. L’ambiente non è un dominio politico, un presidio da mantenere con un radicalismo sterile. Bene ha fatto dunque il Pd a strutturare un’associazione improntata ai principi dell’ambientalismo del fare e che cresca insieme al radicamento sociale e territoriale del partito. In questo percorso ci sarà il mio impegno”.


7
mag

inviato da mariannamadia

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 Un interessante editoriale di Giovanni Sartori, (La coperta è più corta - Corriere della Sera, 6/5/2008) sulla crisi alimentare mondiale spinge a molte riflessioni.

Sartori critica coloro che accusano gli Stati Uniti di essere al centro della crisi a causa della produzione di biocarburanti.

La velleità di tale accusa è provata, secondo Sartori, dal fatto che nessuno abbia mai usato tali toni nei confronti del Brasile, da tempo ormai tra i massimi produttori mondiali di biocarburanti.

Premesso che si tratta di un dibattito aperto e complesso che merita il massimo equilibrio, vorrei sottolineare che una differenza rilevante tra Brasile e Stati Uniti c'è. Il Brasile ricava il biocarburante dalla canna da zucchero; gli Stati Uniti ricavano invece  il biocarburante soprattutto dal mais. E come sappiamo il mais è alla base del sistema alimentare di intere civiltà. La forte denuncia di
Ziegler dalle Nazioni Unite si riferisce al fatto che per produrre un pieno di etanolo da 50 litri occorrono 232 chili di mais, ovvero l'intero fabbisogno alimentare per un anno di un bambino africano.

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