F.C. è una lavoratrice di una importante azienda pubblica, non delle poste italiane. Ha un lavoro a tempo indeterminato grazie a una sentenza di primo grado divenuta esecutiva a causa della violazione del suo contratto a termine. Come noto la legge permette un anno di tempo all’azienda per presentare ricorso.
Cosa succederà di F. C. se la norma anti-precari venisse approvata? Dando per assodato che vincerà anche l’appello, dovrà comunque lasciare il suo posto di lavoro e persino restituire soldi all’azienda.
Questo perché un legislatore illuminato ha cambiato, in corso d’opera, le regole con le quali lei ha esercitato i suoi diritti. Per come è concepita questa norma non vi è nessuna certezza del diritto. Possono passare molti anni tra un grado di giudizio e l’altro. Chi ha già avuto il reintegro, ma non la sentenza passata in giudicato, attenderà con ansia e rassegnazione di essere cacciato. Questa sarebbe la politica contro il precariato e per la produttività?
Con che coraggio Gasparri definisce pretestuose le argomentazioni di chi attacca questa norma? Come si può apporre la puerile giustificazione della sanatoria delle poste? La destra dovrebbe avere più riguardo quando parla del precariato e delle vite delle persone. Cancelli, non modifichi, la legge anti-precari.