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28
mar

inviato da Marianna Madia

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Non è arrogante, come alcuni quando pensano che liberarsi con merito dall'essere cooptati – ad esempio, vincendo le primarie – equivalga ad aver conquistato tutto il conquistabile. Non c’è più nulla da dimostrare. Quindi, “vi dico io come si fa”. Non è arrogante, Debora. Ma è ferma e sicura. Intelligente e coraggiosa. Spontanea. E’viva. Non è neanche una donna che si è presentata come donna per parlare alle donne. Né una giovane che si è presentata come giovane per parlare di rinnovamento generazionale; insomma, non mi pare una giovane vecchia. Non una “oligarchina”, per capirci. Per questo Debora mi piace, e molto. Penso che la voterei, per qualunque ruolo si candidasse nel mio partito. Qualunque fosse lo sfidante (la sfidante), tra tutti quelli che ho conosciuto fino a oggi. Mi piacerebbe anche che la segreteria del PD (magari lo ha già fatto) stesse decidendo di proporle una candidatura alle Europee (è un avvocato del lavoro, in Europa i temi sociali saranno sempre più importanti). Intanto, vorrei conoscere Debora di persona. Cara Debora, cosa fai per Pasqua? Potrei fare una gita a Udine.

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27
mar

inviato da Marianna Madia

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Una boccata d'ossigeno. Mi invitano a fare la giurata in un premio per racconti e brevi saggi scritti da ragazzi sul tema "la politica che vorrei". Chiamata da Pierluigi Severi, una figura storica del riformismo romano e italiano nonché presidente dell'associazione "prima riformisti" (che ha organizzato il premio), prendo parte alla manifestazione che si tiene alla Domus Talenti. 


Conosco i vincitori: Fabio, Luca, Azzurra e Guido. Azzurra è del 1992: ha 17 anni ed è nata quando è finita la prima repubblica. Non ha il telefonino e quando l'hanno chiamata a casa, per annunciarle che il suo racconto "io ho un sogno" aveva vinto il premio, ha risposto la nonna. Lei era a scuola. I racconti e i saggi di Azzurra e degli altri ragazzi sono belli, appassionati e dimostrano che i giovani non sono così lontani dalla politica, come spesso ci si affretta a dire. Spero possiate leggerli in rete sul sito dell'associazione. 


Passo un bel pomeriggio tra musica e letture . Un grazie a Pierluigi Severi e a sua moglie Anna Maria Mammoliti. 

Riprendono gli impegni politici Stasera sono a Padova a parlare di università con i giovani PD del circolo di Este. Domenica sempre un circolo PD, ma a Casal Palocco, a parlare di precariato.  


19
mar

inviato da Marianna Madia

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 Lascia sbigottiti la dichiarazione del ministro Brunetta secondo il quale gli studenti dell'Onda sarebbero dei guerriglieri e come tali devono essere trattati.




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18
mar

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Alessandra Mussolini, Gaetano Pecorella e 100 colleghi del PDL hanno oggi compiuto un gesto coraggioso. Andando contro il Presidente del Consiglio, il governo e  persino Fabrizio Cicchitto hanno affermato che è una cosa vergognosa per un medico denunciare un malato clandestino o per un maestro denunciare un bambino clandestino. Ritengo che questa sia la strada maestra del dialogo tra i due poli e questa sia l'autonomia e la dignità del Parlamento e dei Parlamentari. Un'autonomia e una dignità da difendere.

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10
mar

inviato da Marianna Madia

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 Sebbene arrivi con enorme ritardo rispetto agli annunci – il ministro Brunetta parlava di un “censimento dei precari” già nell’ottobre del 2008 – il monitoraggio dei contratti a termine nella PA sembrerebbe una cosa utile. In realtà non è così.




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3
mar

inviato da Marianna Madia

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 Se al governo dà fastidio che lo si chiami assegno lo battezzi pure contributo, reddito integrativo, voucher, sussidio, ammortizzatore sociale. Lo chiamino “Sacconi” se preferiscono, non credo che Franceschini si offenderà. Purché si faccia.

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2
mar

inviato da mariannamadia

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Mi ha fatto riflettere una frase del ministro Tremonti. Lo guardavo, ad Annozero, giovedì scorso e pensavo - dopo di lui - che questo nostro tempo "non è più il tempo per i libri di economia, ma il tempo per la Bibbia". Salvo poi dover passare dalle parole ai fatti: meno Aspen, mi verrebbe da dire, e più Caritas, Sant'Egidio e Lampedusa; meno statistiche fredde discusse in seminari a porte chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa.

Non basta che la politica osservi. Deve guardare, deve vedere. Con il rischio, forse l'opportunità, anche di commuoversi, di umanizzarsi. Di andare a sbattere, violentemente, contro le nuove drammatiche povertà; le ingiustizie sociali di oggi che aspettano da noi - urgentemente - delle risposte. Altrimenti, la politica che ci sta a fare?

Una politica radicata sul territorio, io la interpreto così. Per quel che ci riguarda, oltre i laceranti distinguo sul tesseramento; oltre il dibattito sul rischio di un partito di oligarchi, che magari - se non sarà di oligarchi - sarà di "oligarchini". Facevamo prima a tenerci gli originali...

Riportiamo la persona - non la gente, come usa dire Daniele Capezzone - al centro, e vicina a noi. Come un'ossessione.

E mi perdonerà il governo se accetterò un confronto sui grandi misteri della vita e della morte, solo quando vedrò in loro i paladini coerenti di un reale diritto alla vita. La vita di chi ha sicuramente coscienza: oltre quattro milioni di precari, immigrati che ogni giorno arrivano a Lampedusa. Persone che esercitano la loro volontà consapevole non solo per chiedere "l'acqua e il cibo", ma per poter vivere un'esistenza dignitosa. Sono richieste reali, richieste concrete. Puntualmente disattese, proprio da questo governo che si definisce "paladino della vita". Un governo che ha finito per ideologizzare il concetto stesso di vita, creando una netta barriera tra chi ha diritti e chi non ha diritti. Al solo scopo di non perdere consenso nei sondaggi, di non perdere alleati di governo.

Ripartiamo da una politica-comunità che sappia invece farsi carico delle priorità. Bravo Franceschini, allora. Un Decreto, subito, per dare un assegno mensile a tutti coloro che perdono il posto di lavoro. Magari tassando dell'uno per cento in più i redditi da capitale, come ha già fatto Sarkozy in Francia proprio per finanziare il reddito di solidarietà attiva. Mi parrebbe un buon punto di inizio. Al contrario di quello che afferma il ministro Sacconi, ovvero che un salario di disoccupazione deresponsabilizzerebbe le persone. Non è così. Forse sarebbe invece il primo atto dovuto di una politica che si assume le sue responsabilità. Di una politica che unisce, anziché dividere.


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