L'uscita di Berlusconi sulla riduzione dei parlamentari non è una proposta politica ma una mossa populista, demagogica ed elettoralistica. L'obiettivo è quello di presentarsi agli elettori come l'uomo di governo efficiente e capace, amato e voluto dal popolo, contrastato una classe di parlamentari di destra e sinistra fannulloni, costosi e tutto sommato inutili.
Non so se la proposta morirà dopo il 7 giugno. Quello che è certo è che il premier non ha mai avuto nessuna intenzione seria di procedere con le riforme. La riduzione dei parlamentari è sacrosanta. Era nel programma del PD, insieme al superamento del bicameralismo e alla riduzione dei tempi del procedimento legislativo. Credo che questi principi siano condivisi anche dal PDL.
Berlusconi dispone, a sua volta, di una ampia maggioranza parlamentare. Lo stesso Fini quando si insediò parlò di legislatura costituente. Le parti sociali, come Confindustria, sono aperte all'idea delle riforme anche in campo economico-sociale. Se Berlusconi presentasse un normale disegno di legge costituzionale troverebbe dunque tutt'altro che un muro. Il suo richiamarsi a una legge popolare "con milioni di firme" da scaraventare in Parlamento è soltanto un abile espediente retorico che non va al di là della mossa elettorale di breve respiro. Quanta demagogia, quante bugie.