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inviato da Marianna Madia

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 Luciano Violante in un’intervista su La Stampa spiega che le riforme servono al Paese, “per mettere fine a processi che stanno svuotando la Costituzione”. Il Partito Democratico deve agire con responsabilità, mostrando “la dignità di una forza di governo”. Una linea confermata da Bersani in un’intervista al TG1.  Il PD è pronto a discutere in Parlamento riforme che interessino tutti i cittadini, sia quelle istituzionali sia – e soprattutto – quelle sociali.

Tremonti, da tempo, sostiene che sia arrivato il momento delle riforme. Quando lo disse a settembre, sul tema degli ammortizzatori sociali, pensammo che fosse “la volta buona” per farle. Alle parole non sono seguiti i fatti. Il governo e la maggioranza hanno l’occasione, nei prossimi giorni, di dimostrare come le parole di Tremonti siano stavolta vere. Si discuterà alla ripresa dei lavori parlamentari del “collegato lavoro”. Questa proposta di legge contiene numerose norme, anche sugli ammortizzatori sociali. Giuliano Cazzola, vice presidente PDL della Commissione Lavoro, ha dichiarato che il testo può essere migliorato. Ne siamo lieti e siamo pronti a confrontarci con la maggioranza su un tema così importante. Soltanto pochi giorni fa il governatore Draghi è tornato sulla necessità di una riforma complessiva dei sistemi di protezione sociale dei lavoratori. Il Parlamento potrebbe dare da subito un’indicazione, ben prima della scadenza pensata dal ministro Sacconi, che sposta ancora l’avvio della riforma degli ammortizzatori a “dopo le regionali”. Con buona pace dei precari che, dai provvedimenti anticrisi del governo, non hanno sinora praticamente ricevuto nulla.

C’è un’altra occasione, ancora più vicina, per concretizzare lo spirito delle riforme. Domani, 22 dicembre, arriva in Aula la proposta di legge sull’acquisizione della cittadinanza. Era nata come una proposta bipartisan. Simboleggiava l’incontro tra gli schieramenti. Voleva fornire una risposta, avanzata e umana, all’esigenza della nostra società di una maggiore integrazione. E’ diventata, nel testo approvato in Commissione, una legge retriva. I minori stranieri, nati in Italia, non potranno diventare cittadini prima dei 18 anni e dovranno aver frequentato, con profitto, le scuole italiane. Se giunti in Italia – anche da piccolissimi - dovranno risedervi per dieci anni, frequentando un corso – della durata di un anno – di conoscenza della Costituzione e della cultura italiana. Come ha detto Giulio Santagata vi sono nella legge requisiti così stringenti – in materia di istruzione, obblighi fiscali, costumi in ambito familiare – che si farebbe fatica ad individuarli nel comportamento di almeno un quarto degli stessi cittadini italiani.

Un testo peggiorativo dell’attuale legislazione. Dietro la proposta ci sono gli scontri interni alla maggioranza e il solito diktat della Lega. L’unico obiettivo pratico è scoraggiare in ogni modo l’allargamento della cittadinanza agli stranieri. Approvato il reato di clandestinità, questa è diventata la nuova bandiera leghista.

Mi auguro che la pausa natalizia e il nuovo anno portino consigli, su questi temi, a tutta la maggioranza.


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