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Per i salari e le pensioni. Intervento sulla "mozione Damiano" 22/9/2008

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi dei redditi delle famiglie è una realtà drammatica; è un fenomeno certamente articolato e complesso che va dalla perdita del potere d'acquisto all'innalzarsi - come ricordava l'onorevole Bellanova - della linea di povertà che, nel nostro Paese, ogni mese arriva ad includere gruppi sempre più ampi. Vorrei ricordare alcuni dati dell'ultima indagine ISTAT sulla povertà delle famiglie italiane. Sono dati della fine del 2007 e relativi al 2006 che già ci indicano uno scenario preoccupante. Quasi tre milioni di italiani vivono al di sotto della soglia di povertà. In altre parole, ciò significa che l'11 per cento delle famiglie italiane vive con meno di 970 euro netti al mese, e questo scenario, preoccupante a livello nazionale, è ancor più preoccupante se si considera il solo Mezzogiorno: addirittura, nel Mezzogiorno è il 22 per cento delle famiglie che vive con meno di 750 euro netti al mese, ovvero 220 euro in meno rispetto a quella che è indicata come soglia di povertà. Questi sono dati relativi al 2006, anno durante il quale l'inflazione è stata poco più del 2 per cento.



Come oggi tutti sappiamo, l'ISTAT ci dice che, ad agosto del 2008, rispetto all'agosto dell'anno precedente, l'inflazione è cresciuta più del 4 per cento. Credo che sia doveroso chiedersi quanto e come i grandi aumenti di prezzo del nostro anno influiranno sui redditi e sulla povertà. Vi è certamente una profonda, profondissima crisi reddituale: questi dati lo indicano e sono dati chiari e precisi. Molti più dati, ancor più chiari e precisi, sono contenuti nella mozione Damiano ed altri n. 1-00034. Si tratta di una crisi reddituale che, certamente, parte dalla perdita del potere d'acquisto, ma si lega anche a politiche fiscali, nonché a dinamiche contrattuali. Eppure, oggi noi assistiamo, come giustamente sottolineato nella mozione Damiano, ad un ritardo strutturale nei rinnovi contrattuali (in media un anno), ad un tasso di inflazione programmata artificiosamente basso, che renderà bassi anche i rinnovi contrattuali, ad un utilizzo distorto del lavoro atipico che crea un ulteriore costo sociale sui lavoratori, ad un drenaggio fiscale quantificato per il 2008 in 3,4 miliardi di euro. Ciò significa che, per un lavoratore con trentamila euro di reddito annuo, vi sarà un aumento spontaneo di IRPEF pari a 220 euro netti: si tratta di un drenaggio fiscale non restituito ai lavoratori. Quindi, da una parte, il Governo promette riduzioni di tasse, dall'altra, seppur non con un aumento effettivo delle aliquote, comunque preleva più soldi dalle tasche degli italiani.



I redditi segnano il passo soprattutto perché l'Italia è cresciuta poco nell'ultimo quindicennio: è vero, come sottolineato anche nella mozione Damiano, ma è altrettanto vero che solo una minima parte di questa crescita - meno del dieci per cento - è destinata al lavoro. Come giustamente sottolineava l'onorevole Mosca, il carovita non è un problema solo italiano, anche se è più grave in Italia, ma è un dramma che si cala nel contesto europeo. Oggi molti quotidiani inglesi titolavano nelle prime pagine proprio relativamente al dramma del carovita e dell'innalzamento dei prezzi di beni primari. Quindi, il ruolo dello Stato diviene essenziale e servono politiche anticicliche che favoriscano i redditi da lavoro per riattivare i consumi e rilanciare la competitività. In molti Paesi europei questo sta avvenendo. In Francia, un Governo di destra, come quello di Sarkozy, ha introdotto il reddito di solidarietà attiva, un sussidio per chi non ha lavoro, chiaramente legato al presupposto che si debba accettare l'offerta lavorativa, e che comunque seguita ad integrare il reddito quando il lavoratore trova lavoro sin tanto che non abbia un reddito che gli consenta di arrivare alla fine del mese. Non si tratta naturalmente di una soluzione universale che deve essere necessariamente impiantata in Italia, ma non vi è dubbio che vi è un Governo di un grande Paese europeo - peraltro un Governo di destra come ho già detto - che agisce sul fronte della perdita del potere di acquisto dei salari. Proprio questo è mancato sinora all'azione di questo Governo: qualità e spessore negli interventi di contrasto alla perdita di potere di acquisto di salari e pensioni.


La nostra opposizione - ci auguriamo insieme ai colleghi della maggioranza - offre tutti gli strumenti della sua elaborazione. Sono molte le proposte contenute nella mozione Damiano: dalla ripresa della concertazione al fine di ridefinire il ruolo del tasso di inflazione programmato, ad una diminuzione della pressione fiscale attraverso un aumento delle detrazioni per i redditi più bassi, all'incentivazione della contrattazione decentrata, all'estensione della cosiddetta quattordicesima per i pensionati, all'attuazione del protocollo del 23 luglio 2007 sui lavori usuranti.
Sono tante le strategie con cui possiamo impegnare il Governo rispetto ad un vero e proprio dramma sociale per un milione di famiglie italiane. Ci auguriamo, colleghi della maggioranza, che possiamo farlo insieme, che possiamo adottare insieme queste proposte, per dare risposta ad una emergenza e ad un dramma che deve e non può non superare qualunque divisione politica.

ENRICO LETTA. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, abbiamo dovuto usare un nostro diritto, abbiamo dovuto usare lo strumento della mozione (la mozione di cui il primo firmatario, Cesare Damiano, ieri ha presentato i contenuti essenziali) per consentire che quest'Aula parlasse di salari, di pensioni, di vita concreta, quotidiana degli italiani.

Basterebbe questo per completare il nostro ragionamento e per spiegare la nostra delusione nei confronti di politiche che hanno fatto sì che il nostro Parlamento, il cuore della nostra democrazia, fino ad oggi non sia stato in grado di affrontare, di «toccare», di discutere provvedimenti e iniziative in grado di parlare di ciò di cui si parla la sera a cena nelle famiglie del nostro Paese: la condizione dei salari, dei redditi e delle pensioni. Finalmente, il Parlamento ne ha parlato, oggi si appresta ad intervenire e a votare.

Eppure, fuori da questo Parlamento, questo è il tema principale. Lo è nelle analisi economiche: i consumi sono fermi, la crescita è al palo, l'inflazione cresce - ne ha parlato ieri l'onorevole Bellanova nel suo intervento - e non possiamo accontentarci, sottosegretario Cosentino, della motivazione che lei ci ha portato oggi; anzi, è preoccupante che lei oggi confermi che il Governo non si muove dall'1,7 per cento. È preoccupante perché anche Confindustria supera il Governo, poiché sta discutendo con le parti sociali di numeri che sono ben superiori a quell'1,7 per cento che inchioda al palo la capacità di acquisto delle famiglie italiane. Vi sono inoltre analisi economiche sulle crisi industriali in crescita. L'onorevole Codurelli ieri ha parlato approfonditamente di una situazione di difficoltà che il nostro Paese nei suoi vari territori sta vivendo.

Se ne parla fuori per le risposte che gli altri stanno dando. Penso a cosa sta facendo il Governo francese e anche su questo i nostri interventi ieri sono stati approfonditi, ne ha parlato l'onorevole Madia. Se ne parla per le rilevazioni sociali: la fiducia è ai minimi, il senso di difficoltà percepita e diffusa.

Se ne parla fuori da qui per le prese di posizione istituzionali. Ne ha parlato il Presidente della Repubblica in tante occasioni; ne ha parlato il Governatore della Banca d'Italia nelle Considerazioni del 31 maggio ultimo scorso: è stato un discorso importante, in cui il Governatore ha posto la questione dei salari come quella principale nel nostro Paese; ne ha parlato lo stesso Ministro dell'economia Tremonti.

Insomma, lo scollamento tra ciò di cui si parla fuori e ciò di cui si parla dentro il Palazzo mai come in questo caso è stato così evidente.

Se ne parla fuori talmente tanto che alcune iniziative lodevoli hanno fatto discutere il Paese. Cito il caso di un imprenditore marchigiano della pasta, Enzo Rossi, che ha deciso per un periodo di tempo di vivere con il salario medio dei suoi dipendenti. Quell'imprenditore, al termine di quell'esperienza, ha raccontato al Paese e ai suoi dipendenti come si sia reso conto di persona dell'impossibilità e abbia finito per concedere aumenti che lui stesso ha verificato essere essenziali ed unici.

Ma la gente vive fuori di qua ed è fondamentale questa discussione che abbiamo svolto ieri ed oggi attorno alla mozione Damiano ed altri n. 1-00034 perché questa discussione ha riportato un po' di quanto accade nel Paese dentro il Palazzo. Quindi, è necessario agire. Nella mozione Damiano sono indicate una serie di iniziative che invitiamo il Governo ad assumere e che fino ad ora il Governo non ha voluto assumere. Agire significa innanzitutto abbassare le tasse sul lavoro come strategia generale di politica economica. Abbassare le tasse sul lavoro è necessario e fondamentale; è fondamentale farlo sulla produttività, su questo non abbiamo da prendere lezioni da nessuno. È stato il Protocollo sul welfare dell'anno scorso il primo strumento importante negli ultimi tempi a indicare l'incentivazione alla produttività come l'elemento fondamentale per aiutare il Paese e i salari. Ma ovviamente non c'è solo questo, così come la nostra critica all'intervento sugli straordinari nasce dal fatto che, se è l'unico intervento che il Governo fa sul lavoro, non può essere sufficiente. Infatti, per esempio, gli straordinari sono una misura tutta maschile. Tutti abbiamo parlato invece di quanto sia importante l'occupazione femminile. L'intervento dell'onorevole Mosca, in particolare, si è soffermato su questi punti.

Noi siamo un Paese che ha su questi temi il record negativo in Europa: con riferimento al dato dell'occupazione femminile, soltanto Malta batte, in negativo, l'Italia, tra i ventisette Paesi europei. Abbiamo alcune regioni del nostro Paese, la Campania, la Calabria e la Sicilia, che hanno un tasso di occupazione femminile addirittura inferiore al 25 per cento. Sappiamo tutti che il doppio reddito in famiglia è una delle poche vere possibilità per affrontare il tema della perdita di potere di acquisto. Sappiamo che il tema dell'occupazione femminile attiene alla promozione di diritti, di pari opportunità, ma è anche un tema di spinta alla competitività del Paese, per cercare di valorizzare tutti i talenti. Questo è il motivo per cui il Partito Democratico ha presentato un'iniziativa specifica a favore dell'occupazione femminile e questo è il motivo per il quale su questo fronte continueremo la nostra battaglia.

Agire vuol dire intervenire a favore delle famiglie e credo che il dibattito di questi due giorni su questo tema abbia superato il limite del grottesco. Abbiamo sentito i rappresentanti della maggioranza e del Governo continuare a citare temi e titoli che erano presenti nei loro documenti di campagna elettorale, ma che non trovano alcuna traccia nei documenti formalmente approvati dal Governo per i prossimi anni che riguardano il cuore delle politiche economiche e sociali. Di famiglia ci si riempie la bocca da parte del Governo e della maggioranza, ma non si fa nulla e questo è il motivo che ci spinge ad un atteggiamento positivo nei confronti della mozione Delfino ed altri n. 1-00039, presentata dall'onorevole Delfino primo firmatario a nome del gruppo Unione di Centro; l'aiuto alla famiglia, l'aiuto alle famiglie numerose: consideriamo questo un grande tema, sicuramente importante, sul quale condurremo anche noi la nostra battaglia con una serie di proposte che il Partito Democratico ha presentato la scorsa settimana.

Infine, attorno a questi temi agire vuol dire salvaguardare il potere di acquisto rispetto ai salari, ai prezzi, alle tariffe, alla questione della casa. Voglio citare l'intervento del collega Paladini dell'Italia dei Valori che su questo tema ha toccato una delle corde alle quali anche noi siamo più sensibili. Agire vuole dire difendere il consumatore dandogli più concorrenza, facendo sì che ci sia un sistema che lo tuteli, un sistema di authority indipendenti che lo tuteli. Credo che questo tema sia uno di quelli fondamentali e voglio cogliere anche questa occasione, signor Presidente mi rivolgo in particolare a lei, la so sensibile su questi temi: si parla in questi giorni di un intervento riformatore del Governo per normalizzare una delle autorità indipendenti del nostro Paese, quella per l'energia e il gas, con un intervento che riporti sotto il potere del Governo quell'autorità stessa e ne cambi i componenti benché essi non siano arrivati alla scadenza della loro carica. Riterrei un intervento di questo genere un fatto molto, molto grave; da parte nostra ci sarà una battaglia su questo tema che utilizzerà tutti gli strumenti possibili perché la difesa dell'indipendenza delle autorità indipendenti, la difesa del mercato, la difesa dei consumatori e della concorrenza, a nostro avviso è fondamentale. In questo senso, quindi, interpretiamo le parole del penultimo capoverso della parte dispositiva della mozione Delfino (sulla quale voteremo a favore), in termini quindi di invito non al blocco dei prezzi ma alla tutela delle fasce più deboli della nostra popolazione.
Concludo quindi confermando che per quanto ci riguarda l'aver usato questo strumento, l'istituto della mozione parlamentare, ha voluto dire imporre a quest'Aula una discussione su temi che sono, a nostro avviso, centrali. Noi crediamo che la discussione oggi e ieri svolta in questa sede possa uscire da queste stanze e, soprattutto, crediamo possa collegarsi con la discussione che c'è nel Paese. Questo è il motivo del voto a favore sulla nostra mozione Damiano ed altri n. 1-00034 e sulla mozione Delfino ed altri 1-00039, nonché del nostro voto contrario sulla mozione della maggioranza. Soprattutto, è il motivo della nostra battaglia politica nel Paese su questi grandi temi.

Pubblicato il 24/9/2008 alle 13.4 nella rubrica Attività parlamentare.

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