Mi ha fatto riflettere una frase del ministro Tremonti. Lo guardavo, ad Annozero, giovedì scorso e pensavo - dopo di lui - che questo nostro tempo "non è più il tempo per i libri di economia, ma il tempo per la Bibbia". Salvo poi dover passare dalle parole ai fatti: meno Aspen, mi verrebbe da dire, e più Caritas, Sant'Egidio e Lampedusa; meno statistiche fredde discusse in seminari a porte chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa.
Non basta che la politica osservi. Deve guardare, deve vedere. Con il rischio, forse l'opportunità, anche di commuoversi, di umanizzarsi. Di andare a sbattere, violentemente, contro le nuove drammatiche povertà; le ingiustizie sociali di oggi che aspettano da noi - urgentemente - delle risposte. Altrimenti, la politica che ci sta a fare?
Una politica radicata sul territorio, io la interpreto così. Per quel che ci riguarda, oltre i laceranti distinguo sul tesseramento; oltre il dibattito sul rischio di un partito di oligarchi, che magari - se non sarà di oligarchi - sarà di "oligarchini". Facevamo prima a tenerci gli originali...
Riportiamo la persona - non la gente, come usa dire Daniele Capezzone - al centro, e vicina a noi. Come un'ossessione.
E mi perdonerà il governo se accetterò un confronto sui grandi misteri della vita e della morte, solo quando vedrò in loro i paladini coerenti di un reale diritto alla vita. La vita di chi ha sicuramente coscienza: oltre quattro milioni di precari, immigrati che ogni giorno arrivano a Lampedusa. Persone che esercitano la loro volontà consapevole non solo per chiedere "l'acqua e il cibo", ma per poter vivere un'esistenza dignitosa. Sono richieste reali, richieste concrete. Puntualmente disattese, proprio da questo governo che si definisce "paladino della vita". Un governo che ha finito per ideologizzare il concetto stesso di vita, creando una netta barriera tra chi ha diritti e chi non ha diritti. Al solo scopo di non perdere consenso nei sondaggi, di non perdere alleati di governo.
Ripartiamo da una politica-comunità che sappia invece farsi carico delle priorità. Bravo Franceschini, allora. Un Decreto, subito, per dare un assegno mensile a tutti coloro che perdono il posto di lavoro. Magari tassando dell'uno per cento in più i redditi da capitale, come ha già fatto Sarkozy in Francia proprio per finanziare il reddito di solidarietà attiva. Mi parrebbe un buon punto di inizio. Al contrario di quello che afferma il ministro Sacconi, ovvero che un salario di disoccupazione deresponsabilizzerebbe le persone. Non è così. Forse sarebbe invece il primo atto dovuto di una politica che si assume le sue responsabilità. Di una politica che unisce, anziché dividere.