Se al governo dà fastidio che lo si chiami assegno lo battezzi pure contributo, reddito integrativo, voucher, sussidio, ammortizzatore sociale. Lo chiamino “Sacconi” se preferiscono, non credo che Franceschini si offenderà. Purché si faccia. La proposta del Pd di un assegno universale per chi perde il lavoro, a partire dai precari senza altre reti di protezione, ha colpito nel segno. Si tratta di una proposta semplice, che dovrebbe far parte di una riforma complessiva – da troppo tempo giustamente attesa – dell’intero sistema degli ammortizzatori sociali. Nella sua semplicità coglie la priorità di questo periodo di emergenza. La crisi è brutta, più di quanto immaginato da economisti, commentatori e politici. Ogni mattina è peggiore della precedente. E oggi leggo che il prossimo Consiglio dei Ministri metterà in mezzo alla strada 200.000 precari della Pubblica Amministrazione. Come può essere credibile un governo che fronteggia la crisi creando esso stesso disoccupazione? Che politica anticiclica è quella che espelle in un colpo 200.000 lavoratori dal mercato del lavoro. Riusciranno tutti a trovare impiego nel settore privato? Non rappresenteranno, in un modo o nell’altro, un ulteriore costo per la collettività? O li si lascerà abbandonati a loro stessi? Si discute tanto della quantificazione dei mezzi di copertura della proposta Franceschini in questi giorni. Di fronte a spese folli e inutili come l’ICI e l’Alitalia viene rabbia pensando ai niet del governo sull’assegno per i disoccupati. Non c’entrano le ideologie. Sarkozy tassa dell’1% in più i guadagni da capitale per finanziare il reddito di solidarietà attiva, e Obama alza le tasse ai ricchi per dare assistenza sanitaria agli americani poveri. Le risorse possono e devono essere trovate. Si può discutere di tutto: dalla maggiore tassazione dei più ricchi, alla razionalizzazione delle spese (soltanto l’election day darebbe 200 milioni di euro in più); dalla ripresa della lotta all’evasione, a una riforma del sistema pensionistico. Quelle risorse vanno trovate presto.