Oggi è una giornata strana alla Camera. Le famigerate "ronde" sono state "stralciate" dal testo del Decreto legge sulla sicurezza. Per il momento non se ne parla. Poi la sorpresa. Il governo va sotto su un altro articolo dello stesso DL, che aveva incontrato la nostra più forte contrarietà. Nel voto segreto sull'estensione a sei mesi dell'obbligo di permanenza dei clandestini nei CIE (gli ex CPT) la maggioranza viene sonoramente battuta. Almeno una quindicina di deputati del PDL votano (in segreto) insieme a PD e UDC. I leghisti subiscono una doppia sconfitta. Il Parlamento fa una scelta di civiltà. Poca la soddisfazione per la vittoria: le notizie dall'Abruzzo - sempre più brutte - ci lasciano tutti sgomenti. Vi aggiungo un'altra nota. Ieri il ministro Brunetta in un intervento a Repubblica aveva difeso la sua azione che sta portando al licenziamento di 4000 ricercatori precari della PA. Avrei voluto rispondergli. Vi allego il mio testo.
Per il ministro Brunetta i precari “non stabilizzabili” secondo i dati del monitoraggio appena conclusosi (e che saranno con ogni certezza licenziati) sono tutti da mettere in conto al governo Prodi e al ministro Nicolais. I suoi predecessori, sostiene il ministro, con le loro norme avrebbero reso difficilissimo accedere alle agognate stabilizzazioni. Scusa puerile. Se un governo ha sbagliato, di qualsiasi colore esso sia, non bisogna perseverare nell’errore magari per tacitare l’opposizione. Ritengo che una misura vada analizzata nel merito e non secondo l’appartenenza di chi l’ha concepita. Secondo punto: Brunetta mente sapendo di mentire. E’ vero che non si possono fare le stabilizzazioni al di fuori delle piante organiche. Ma quando si è voluto queste piante organiche sono state modificate e allargate. Ne sanno qualcosa centinaia di precari dell’ISFOL che giustamente sono stati assunti stabilmente all’inizio del 2009. Perché l’ISFOL ha diritto all’allargamento mentre i precari dell’Istituto Superiore di Sanità o magari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (quelli che si occupano di terremoti) devono essere buttati in mezzo alla strada? Terzo punto: questi cosiddetti precari – per la maggior parte ricercatori con altissime competenze – servono o non servono allo Stato? Se servono occorre anche cambiare le norme – il governo lo può fare – e stabilizzarli. In un momento di crisi ed emergenza come questo è paradossale che il governo licenzi e crei disoccupazione invece di combatterla. Si causano così pesanti ricadute economiche, soprattutto per la città di Roma, dove ha sede la maggior parte degli enti di ricerca. Il ministro dovrebbe fare marcia indietro. E’ ancora in tempo.