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Brunetta, il monitoraggio e il caos precari

Brunetta viene in commissione, lunedì 28, a portare i dati dell’ormai celebre monitoraggio dei contratti precari presenti nella Pubblica amministrazione. In sintesi, snocciola i numeri e dice chiaramente che i precari sono meno di quanto si pensi (circa 15.000 in Italia e 19.000 in Sicilia), che questi verranno in gran parte stabilizzati (circa 85%) e che se sono molti quelli fuori da questi elenchi lo si deve alle misure restrittive del governo precedente. Brunetta nasconde però qualcosa.




Gli enti che hanno “risposto” al monitoraggio sono circa la metà di quelli previsti. Non è compresa la scuola con le sue centinaia di migliaia di insegnanti e impiegati a termine; le università hanno risposto in maniera molto parziale. E tra quelle che hanno risposto, alcune omettono gli assegnisti di ricerca e i contrattisti. Se non sono precari loro, allora chi lo è? Inoltre c’è un’enorme confusione legislativa e organizzativa. Tra norme vecchie ancora in vigore, norme nuove non ancora approvate, piante organiche ampie, strette, coperte o non coperte, si rischia di arrivare alla data fatale (neanche questa si sa bene quale sia, se il 30 giugno o il 30 dicembre) nel caos più completo. Anche i “regolarizzabili” rischiano. Le amministrazioni possono assumere soltanto il 10% dei pensionamenti dell’anno precedente, e se vengono approvate le norme in discussione al Senato chi non è assunto entro il 30 giugno va a casa. Insomma, se Brunetta davvero vuole risolvere il problema, deve ritirare i limiti temporali e quantitativi alle assunzioni e regolarizzare chi ne ha diritto (come ha detto lo stesso ministro ci sono soldi e piante organiche) realizzando un diverso monitoraggio che analizzi la qualità del lavoro precario nel settore pubblico. La pretesa di Brunetta di “scaricare” sul governo Prodi la colpa del fatto che vi siano pochi “regolarizzabili” rispetto ai precari effettivi non lo esime dallo scendere nel merito. Questi cosiddetti precari servono o non servono allo Stato? Se servono, si possono cambiare le norme.

Pubblicato il 30/4/2009 alle 20.19 nella rubrica Diario.

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