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Il Lazio (da solo) ha fatto meglio e più del governo

 La crisi non sembra fermarsi. Oltre ai licenziamenti e alle casse integrazioni, ha un altro effetto: l'aumento dell'utilizzo dei contratti a termine.
Soprattutto per chi entra nel mondo del lavoro. La percentuale dei contratti "precari" è salita, ad esempio nel Lazio all'87,5%.

Come abbiamo detto più volte per queste forme contrattuali non ci sono mobilità, casse integrazioni e indennità di disoccupazione.

Nel Lazio però, grazie alla regione, qualcosa si muove. La recente legge sul reddito minimo garantirà a chi non gode di altre forme di sostegno un reddito mensile di 500 euro, la gratuità di servizi socio-culturali e di percorsi di formazione e inserimento. L’operazione laziale è ancora più significativa se si paragona a quanto fatto dal governo. Il cosiddetto “bonus precari” governativo – che partiva da una dotazione finanziaria molto più alta di quella della regione – si è rivelato un flop. I requisiti stringenti della legge nazionale hanno fatto sì che meno di 2000 persone in tutta Italia abbiano ricevuto il bonus. Il reddito minimo del Lazio raggiungerà circa 20.000 lavoratori senza altre forme di sostegno al reddito.

Il Lazio, da solo, ha fatto più e meglio del governo. Intanto arriva in aula il “collegato lavoro” che ripresenta la cosiddetta “ammazza-precari” già dichiarata anticostituzionale dalla Consulta.

 

Pubblicato il 25/1/2010 alle 12.1 nella rubrica Diario.

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